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Poco dopo Pocol, dalla
strada delle dolomiti, si stacca a sinistra, la provinciale per il Passo
Giau.
Percorsi circa 3 Km, giungiamo
alla località Peziè de Parù. Qui parcheggiamo la macchina e calziamo
le ciaspe: la temperatura è di –13 °C.
Alle 9.40 imbocchiamo la stradina (segnavia n° 434) che punta dritto
verso i Ciadenes, propaggine settentrionale della Croda da Lago. Dopo
circa 300 mt, siamo al ponte Peziè de Parù, che scavalca il rio
Costeana. Il torrente si fa largo, sinuoso, tra l’abbraccio della
neve, mentre sui lati, i rami degli alberi, appesantiti dalla candida
coltre, si protendono, quasi a chinarsi al suo passaggio.
Il sentiero s’inerpica attraverso il bosco, alternando tratti
abbastanza ripidi ad altri più riposanti.
Qualcuno ha aperto una traccia e questo rende il cammino più agevole.
Verso E, le Cinque Torri, si ergono come le dita di una mano
pietrificata, quasi nobili, nel loro isolamento.
Superato un dosso, siamo al Cason de Formin, dopo circa 1 h. Ci sediamo
presso un baitello a bere e ad ammirare il piccolo pascolo; quindi
ripartiamo.
Lasciato sulla destra il sentiero 435, che va ad incunearsi nella val de
Formin, continuiamo sul 434, che si aggrappa, più stretto e con ripidi
tornanti, all’erto colle che dobbiamo rimontare per guadagnare il
pianoro della val Negra, che prelude al lago da Lago. Adesso la
deambulazione si fa più faticosa perché il passaggio non è stato
segnato da altri. Si sprofonda anche 1 mt
nei punti di accumulo della neve e per ben tre volte siamo
costretti a retrocedere per
ritrovare il sentiero che si confondeva in quella distesa bianca. Ma,
quando arriviamo sul piano, ci rendiamo conto che gli sforzi non sono
stati compiuti invano, perché il panorama è veramente superbo. Ad E si
distinguono la Ra Gusela, il Nuvolau col suo rifugio somigliante a un
nido d’aquila, l’Averau, e poi, in senso orario, il gruppo del
Lagazuoi col puntino rosso della cabina della funivia sospesa nel vuoto,
le Tofane, la Croda Rossa, il Pomagagnon davanti alla quinta dell’imponente Cristallo, il Sorapiss,
l’Antelao e le Rocchette: insomma, tutte le montagne che hanno reso la
conca di Cortina d’Ampezzo famosa nel mondo.
Camminiamo ancora una mezz’oretta verso S con lievi saliscendi, sotto
un sole che abbaglia, finchè giungiamo sulla sponda del laghetto,
simile ad una spiaggia bianca, incastonato sotto le svelte torrette
della Croda da Lago. Arriviamo al rifugio Palmieri calamitati dalla sagoma, in controluce, del Bec de Mezdì:
sono le 12.40 e la temperatura è di 9 °C, altitudine 2046 mt.
Ci crogioliamo al sole per un’ora e poi ritorniamo a valle per la
stessa via, ammaliati dalla grande parete sud della Tofana di Rozes che
vieppiù s’infiamma sotto i raggi del sole calante.
La discesa è piacevole con tutta quella neve, ed arriviamo all’auto,
felicemente, alle 15.40. |