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Pochi chilometri dopo
Auronzo di cadore, si stacca sulla destra una strada che percorre la Val
Marzon. Giunti in località Cason della Crosera, parcheggiamo l’auto.
Verso nord, si distingue nettamente il Rif. Auronzo, ai piedi delle Tre
Cime di Lavaredo, mentre ad ovest si apre la Val d’Onge che ci
accingiamo a risalire.
Alle 8.50 del mattino la temperatura ai 1.100 mt. del fondovalle è di
–4°C , il cielo è blu, completamente sgombro dalle nuvole e i raggi
del sole trafiggono i rami carichi di neve.
Tutt’intorno è bianco e silente.
C’incamminiamo su una mulattiera in mezzo al bosco e sembra di essere
in un documentario sul Canada. Sul fianco, un torrente
prova gli ultimi scrosci, prima che i rigori dell’inverno lo
cristallizzino.
La salita è dolce ed inizialmente in ombra, dove la Val d’Onge è più
stretta. Dopo circa un’ora di cammino il vallone comincia ad
allargarsi e il bosco si fa più rado. Siamo a circa 1750 mt..
Giungiamo al sole. La temperatura, che a 1400mt., era addirittura scesa
a –8 °C, adesso si è intiepidita a +6. Verso est la mole della Croda
dei Toni, illuminata dal sole, fa valere le sue proporzioni rispetto
alle altre cime. Verso ovest, invece, si palesa la forcella Maraia, nei
cui pressi sorge il rif. Città di Carpi.
Lo strato di neve si fa via via più spesso ed è di circa 40 cm. al
rifugio, che raggiungiamo dopo 3 h di cammino, alle 11.50.
Verso ovest il panorama è mozzafiato, dopo la Val d’Ansiei, troviamo
i gruppi delle Marmarole e del Sorapìss. Tra i due coacervi di rocce
s’incunea la Val di S. Vito alla cui testata si eleva il monolito
solitario della Torre dei Sabbioni.
All’inizio, su al rifugio, si sta proprio bene, il termometro, al
sole, segna 23 °C, ma non passano 10 minuti che un’arietta birichina
ci costringe ad indossare le giacche a vento.
Esploriamo i dintorni e, dopo un’oretta, discendiamo per lo stesso
percorso. Siamo alla macchina in 2 h, alle 15.10.
La stanchezza viene lenita attorno ad una stube, sopra un vassoio di
speck, innaffiato da buon vino rosso. |